Un altro mito di molte generazioni è il comandante Ernesto Rafael Guevara De la Serna, detto Che Guevara nato a Rosario in Argentina nel 1928.
Di lui a dire il vero non sapevo praticamente niente e non avevo neanche idea di quale fosse stata la sua vita. Due cose però nonostante tutto avevo chiare in mente: la sua famosa foto e il fatto che fosse stato un rivoluzionario. Recentemente ho deciso di porre rimedio alla mia ignoranza e di documentarmi un po’ sul suo conto.
Per cominciare, il soprannome “Che”, da dove viene? Gli venne attribuito dai suoi compagni di lotta cubani in Messico, e deriva dal fatto che come tutti gli argentini, pronunciava spesso l’allocuzione “che”. La parola deriva dalla lingua Mapuche e significa “uomo”, “persona”, e venne ripresa nello spagnolo parlato in Argentina e Uruguay, per chiamare l’attenzione di un interlocutore, o più in generale, come un’esclamazione simile a “hey”.
Ancora più interessante è la storia della famosa foto che l’ha reso un’icona in tutto il globo. Si tratta di una delle fotografie più stampate del secolo: nel mondo ci sono miliardi di effigi riguardanti il Che su riviste, libri, cartoline, poster, magliette e bandiere.
Ma chi fece quello scatto e in quale occasione? E come mai proprio quell’immagine divenne così famosa e non altre?
Procediamo con ordine: il fotografo si chiamava Alberto Diaz Gutierrez, detto Alberto Korda, originario dell’Avana. Prima della rivoluzione castrista era fotografo di moda, poi nel 1960 diventò fotografo del quotidiano Revolución. Proprio in quell’anno Guevara prese parte ai soccorsi alle vittime in seguito all’esplosione della nave La Coubre: mentre l’operazione di salvataggio era in corso, avvenne una seconda esplosione e i morti furono oltre cento. Fu proprio il 5 marzo 1960 all’Avana, durante i funerali per le vittime, che Korda scattò la foto che lo avrebbe reso celebre e che intitolò “Guerrillero Heroico“. Korda utilizzò una Leica con una pellicola Kodak Plus-X, che ospitava già fotogrammi di Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir e Fidel Castro. Nel negativo originale (da cui è stato messo in risalto il solo volto del Che) di profilo a sinistra appare il giornalista argentino Jorge Ricardo Masetti Blanco (Comandante Segundo) di origine bolognese, fondatore di Prensa Latina a Cuba e desaparecido in Argentina.
Ok, ma come diventò famosa a livello globale? Entra in gioco un altro italiano, Giangiacomo Feltrinelli, fondatore dell’omonima casa editrice. In quel periodo egli si trovava a Cuba e Castro, suo grande amico, gli affida l’opera di Che Guevara, “Diario in Bolivia“. In quell’occasione Feltrinelli si fece anche regalare da Korda due copie della foto del Che, che in seguito pubblicò sia come poster nel 1967, sia come copertina per il libro “Diario in Bolivia” nel 1968, libro che diventò presto un best-seller della casa editrice milanese. Grazie quindi a Feltrinelli la foto divenne presto l’immagine globalmente più nota del Che.
Da parte sua Korda non ricevette mai nessun compenso, permettendo a chiunque di utilizzarla per scopi vicini all’ideale comunista, così che l’immagine potè essere liberamente riprodotta e distribuita. Solo nel 2000 ottenne dal produttore di alcolici Smirnoff un risarcimento di 50.000 dollari per l’utilizzo illecito dell’immagine in una campagna pubblicitaria. Tale cifra venne poi donata al servizio sanitario cubano.
Questa dunque la storia dietro a quella foto, usata da molti come un simbolo, spesso purtroppo senza conoscere niente della persona Che Guevara, della sua storia, di quello che pensava o in cui credeva, e dunque senza conoscerne il significato; questo, indipendentemente dalle sue idee, a mio parere è un vero peccato.